MOSTRE A VILLA MANIN.
"Munch e lo spirito del nord" a Passariano
«Una mostra unica in Italia»
25 settembre 2010 al 6 marzo 2011
Per tale evento l'hotel ha preparato un
pacchetto : che comprende pernottamento
cena "veneta" ed ingresso alla mostra.
Per informazioni chiamare il nostro numero : 0438 971277
oppure inviare un mail a : info@hotelabbazia.it
150 dipinti dedicati all'autore dell'Urlo e agli scandinavi
Si intitola "La malinconia" questo dipinto eseguito nel 1894 da Munch e che apparirà sul manifesto della mostra. Villa Manin cambia atmosfere artistiche nel 2010. Dai colori caldi degli impressionisti passerà a quelli che raccontano lo spirito del Nord. E, come raramente è accaduto finora in Italia, a Passariano sarà così possibile immergersi nel contesto culturale che ruotò attorno al grande Edvard Munch (1863-1944), il norvegese fra i massimi esponenti del decadentismo ed espressionismo. Un'occasione straordinaria per conoscere questo artista, famoso soprattutto per il dipinto L'urlo, i paesaggisti scandinavi e i maestri del Nord Europa.
Munch. La mostra sarà un evento unico, secondo il curatore Marco
Goldin, responsabile di "Linea d'ombra", che l'organizza, perché
permetterà di capire «chi è Munch, dove e come è cresciuto
culturalmente e perché è diventato così. Sappiamo ancora poco di
questo genio. Conosciamo solo L'urlo, che non è più prestabile in
seguito al furto subìto». Sarà proposta una serie di 120 opere, di
cui 40 di Munch «per una sua mostra nella mostra». Dieci saranno di
Vilhelm Hammershoi e il resto di danesi, norvegesi, svedesi e
finlandesi. «Hammershoi era fino a poco tempo fa sconosciuto,
nonostante i suoi bellissimi interni polverosi - ha commentato
Goldin -, ma dagli anni Novanta sta avendo una fortuna
straordinaria in tutto il mondo».
I talenti del Nord. «La mostra vuole narrare il rapporto tra uomo e
paesaggio nei paesi del Nord Europa - ha spiegato Goldin -, un
rapporto disorientante, che da un lato invita a non perdersi nel
cosmo e a guardare l'immagine della natura e dall'altro spinge
invece a farlo». Per il manifesto dell'esposizione è stato scelto
il dipinto La malinconia, del 1894, che rappresenta «una figura
immersa nel paesaggio».
Possibilita di organizzare il transfer a prezzi vantaggiosi
Biografia:_
Munch, generalmente riconosciuto come il più importante artista
norvegese, deve essere annoverato tra le grandi personalità che
segnarono la svolta decisiva dell'arte moderna tra la
fine del XIX secolo e gli inizi del XX. Padre
dell'espressionismo tedesco e precursore del surrealismo, la sua
opera ha influenzato anche il movimento Cobra, formatosi a Parigi
nel 1948.
Gli inizi dei Munch
La sua infanzia è segnata da due gravi lutti, quello della morte
della madre, quando egli ha solo cinque anni, e
più tardi quello della sorella maggiore,
quindicenne (quest'ultimo fatto gli ispirerà La bambina malata,
opera del 1885-86, Galleria
nazionale, Oslo). Il padre, medico dei poveri, talvolta
lo conduce con sé durante la visita ai malati; questo precoce
contatto con il dolore segnerà profondamente lo spirito di Munch,
anche se da solo non è certo sufficiente a spiegarne il genio. Nel
1878 entra alla Scuola d'arti e mestieri di Oslo
e dal 1881 ha come professore il pittore Christian Krohg
(1852-1925), le cui scene intimiste, benché composte piuttosto
freddamente, sono illuminate da una luce impressionista.
Ciò spiega i primi lavori di Munch che, nonostante il loro realismo, mostrano una chiara sensibilità per il colore. Ben presto, l'artista sente l'esigenza di recarsi nel luogo d'origine dell'impressionismo, cioè Parigi. Già all'indomani di un brevissimo soggiorno (1886), La bambina malata evidenzia una profonda metamorfosi della tecnica: anche se persiste l'elemento patetico, lo spazio tridimensionale del realismo ottico cede il passo a una costruzione drammatica che fa pensare a Degas. Munch però non si limiterà a questo verismo impressionista; il secondo soggiorno a Parigi (1889-92), infatti, sarà decisivo poiché consentirà all'artista di scoprire Pissarro e Raffaelli, ma anche Van Gogh, Seurat, Signac, Toulouse-Lautrec e infine Gauguin e i pittori di Pont-Aven, con cui lo stile degli anni migliori di Munch presenta maggiori affinità. L'uso dell'arabesco nella costruzione della tela in superfici di colori vivaci e contrastanti, a due dimensioni, si impone a Munch come si era imposto a Gauguin verso il 1892; da quest'ultimo riceve un incoraggiamento per le tecniche dell'incisione su legno e della litografia che gli permetteranno, a partire dal 1895-96, di creare alcune delle opere migliori dell'arte grafica.
Il Gauguin del nord
«Seguivo la strada con due amici - il sole tramontò, il cielo
divenne color rosso sangue -, provai un soffio di malinconia.
Mi fermai, mi appoggiai alla staccionata, stanchissimo;
sopra la città e sul fiordo color blu nerastro planavano nuvole
come sangue e lingue di fuoco; i miei amici
continuarono il loro cammino, mentre io indugiai tremando
d'angoscia. Mi sembrava di ascoltare il grido immenso e infinito
della natura.» Questa è la genesi, raccontata dallo stesso pittore,
dell'opera L'urlo (1893, Galleria nazionale, Oslo), considerata uno
dei manifesti dell'espressionismo.
Le linee curve che invadono la tela esprimono direttamente
l'angoscia di vivere, in violento contrasto
formale con le linee rigide del parapetto. In questo modo Munch
anticipa l'orgia di linee curve tipica dell'Art nouveau e come
Gauguin la utilizza per scopi espressivi e spirituali.
Infatti, entrambi i pittori respingono l'arte come puro
piacere estetico (secondo l'ideale di Monet e dei suoi discepoli) e
rifiutano di realizzare ciò che Munch definisce «piccole tele con
la cornice dorata destinate a ornare le pareti delle case
borghesi». Il profondo tormento che spinge entrambi a
esplorare il destino umano e i problemi apparentemente insolubili
che esso suscita (in questa ottica, l'opera di Gauguin Donde
veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? ha lo stesso significato della
serie di quadri iniziati da Munch nello stesso periodo
intitolato Fregio della vita) sono la prova che per entrambi la
pittura è un esercizio metafisico e morale.
Nel 1889, Munch scriveva nel suo diario: «Non si
possono ritrarre eternamente donne che lavorano a maglia e
uomini intenti alla lettura; voglio rappresentare esseri che
respirano, provano sentimenti, amano e soffrono. Lo spettatore deve
prendere coscienza di ciò che di sacro vi è in loro, per poi
scoprirsi il capo davanti a essi come fosse in chiesa».
Il padre dell'espressionismo
A differenza di Gauguin, per il quale
la dimensione del mito è radicalmente
superiore a quella della storia, Munch pone il dolore (e,
dialetticamente, la speranza del non-dolore), al centro delle
proprie riflessioni, concentrandosi sul tema
della quasi-impossibilità di vivere su cui si fonderà
l'espressionismo tedesco (e austriaco). Attraverso l'opera di
Munch, distinguiamo tutto ciò che l'espressionismo trae dal
simbolismo, allora in pieno sviluppo.
Nel 1892, ha luogo l'incontro decisivo dell'artista con la Germania, in occasione della sua prima esposizione berlinese che provoca scandalo e che viene subito chiusa. Munch si stabilisce a Berlino, dove diventa amico del drammaturgo svedese Strindberg, del critico austriaco Julius Meier-Grafe e dell'esteta polacco Stans E aw Przybyszewski; se a Parigi si è formato uno stile personale, nella capitale tedesca scopre maggiori affinità con l'élite intellettuale e politica.
Il suo universo è troppo tormentato, troppo denso di emozioni e di eccessi per andare a genio ai gusti raffinati dell'avanguardia parigina, in seno alla quale solo il critico Edouard Gérard si mostra sensibile alla sua arte. Tuttavia, nel 1896, Munch torna a Parigi, frequenta gli ambienti simbolisti, realizza il ritratto di Mallarmé, disegna per il teatro dell'Opera le scenografie e i costumi del Peer Gynt di Ibsen; nel 1897 espone il Fregio della vita al Salon des Indèpendants. Tra il 1898 e il 1908 è di nuovo in Germania, ma il suo soggiorno tedesco è più volte interrotto da brevi viaggi in Francia, Italia e Norvegia.
Nel 1908 viene colto da disturbi psichici. Dopo otto mesi trascorsi nella clinica del dottor Jacobson a Copenaghen guarisce dalla malattia e a ricordo di questo «tuffo negli abissi» realizza il bel testo lirico Alpha e omega (1909), che costituisce la sua versione della Genesi. Da questo momento torna definitivamente a vivere in Norvegia.
La luce dell'amore
In base agli amari commenti di Strindberg, si è concluso, a torto,
che l'opera di Munch fosse la testimonianza
della profonda misoginia dell'artista. Certamente egli
non ha nascosto il ruolo castrante che può svolgere la donna nella
vita di un uomo, soprattutto quando gli si rifiuta (Separazione,
1894; Gelosia, 1896; La morte di Marat, 1907), ma nessuno ha
saputo dipingere con tanta passione il tema dell'amore (Il bacio,
1895-97).
Tuttavia, il sentimento rappresentato da Munch è più spaventoso che
tenero e la giovane vergine nuda di Pubertà (1892, museo
Munch, Oslo) prova al tempo stesso speranza e paura al pensiero
dell'amore. La mescolanza di seduzione e apprensione che
emana dalle figure femminili create da Munch conferisce loro
quella luminosità particolare che si ritrova nelle
eroine di Gustave Moreau. Munch circonda la
donna, temuta e al tempo stesso desiderata, di tutto lo splendore
che conviene alle sue apparizioni, portando il colore
alla sua massima intensità e alla sua estrema densità (come avviene
in Moreau e in Gauguin); questa esplosione cromatica intorno
alla figura o all'idea della donna (perché, sebbene
invisibile, ella riempie con la sua presenza occulta diversi
quadri, come L'urlo) dà al colore delle opere di Munch quella
dimensione che si ricercherebbe invano nei fauves. Nell'opera
posteriore al 1909, anche se la tensione interiore diviene meno
manifesta, persistono ancora questi caratteri e la donna continua a
essere, come in La modella in poltrona del 1929, un problema
sempre posto e mai risolto
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