...fino al 2giugno 2010
Per tale evento l'hotel ha preparato un pacchetto: che comprende
pernottamento "Cena Veneta" ed ingresso alla mostra.Per
informazioni chiamare il nostro numero 0438 971277 oppure inviare
una mail a : info@hotelabbazia.it
Giovanni Battista Cima, il grande poeta del paesaggio, torna
dopo 50 anni con una mostra interamente dedicata a lui. Una mostra
da guardare, che lascia il segno per la capacità di riunire in un
solo luogo, la sua città natale tanto amata, le sue opere più
importanti. Occasione ghiotta per vedere dal vivo la terra dipinta
dal grande artista, confrontando il paesaggio dei nostri giorni con
quello che Cima lasciava impresso sulla tela. La mostra presenta,
infatti, sovrapposizioni interessanti di brano dipinto e fotografie
moderne, come un viaggio virtuale all'interno dell'opera stessa. Ma
la mostra invita anche a percorrere un viaggio intorno al mondo,
poiché riunisce in un solo luogo opere provenienti dai più grandi
musei: dall'Hermitage di San Pietroburgo giungerà
"L'Annunciazione"; dalla National Gallery di Londra "San Girolamo
nel deserto" e altre tre opere; dalla National Gallery di
Washington "La sacra conversazione"; dal Museo Puskin di Mosca
"Deposizione", regalando stupore tra le grandi pale d'altare e le
piccole opere a carattere sacro e mitologico, tra le precisione
tecnica e la raffinatezza dei colori.
«Negli anni Novanta del Quattrocento è Cima, accanto a Giovanni
Bellini, il grande inventore dei cieli e del paesaggio italiano -
racconta Giovanni C. F. Villa, curatore della mostra - Reso con una
poesia capace di valicare i secoli ed essere ancora attualissima,
in valli e rocche definite dall'intensità di albe e tramonti che
saldano uomini e natura in indissolubile unità. Da qui nasceranno
Giorgione, Tiziano e la fondamentale stagione del Cinquecento
veneto».
Tra gli eventi collaterali alla mostra si terrà un grande convegno
internazionale sul restauro delle opere del Cima al quale
parteciperanno i più grandi patroni della conservazione mondiale.
Da non perdere!
Dopo Giovanni Bellini ed il Carpaccio, e prima di Giorgione, il
pittore prediletto di Venezia rimase Cima da Conegliano; né ciò
deve stupire, nessun maestro del tempo sapendo rendere al pari di
lui l'atmosfera argentea che leggera e ampia bagna il paesaggio
italiano». Bernard Berenson, autorevole storico dell'arte,
descriveva così (nel 1919) Giovanni Battista Cima, detto Cima da
Conegliano, pittore rinascimentale apprezzato in tutto il mondo che
il prossimo anno tornerà virtualmente nella sua città natale che lo
celebrerà con una mostra esclusiva.
Una sfida per Conegliano che si sta preparando ad accogliere
quaranta opere del "suo" artista provenienti da tutti i più
prestigiosi musei del mondo.
Dall'Hermitage di San Pietroburgo giungerà
"L'Annunciazione"; dalla National Gallery di Londra "San Girolamo
nel deserto" e altre tre opere; dalla National Gallery di
Washington "La sacra conversazione"; dal Museo Puskin di
Mosca "Deposizione".Dal 26 febbraio
al 2 giugno 2010, a quasi cinquant'anni
dall'ultima esposizione a lui dedicata allestita da Carlo Scarpa
nel Palazzo dei Trecento di Treviso, Artematica allestirà a Palazzo
Sarcinelli, fresco di restauro, l'esposizione di opere di Giovanni
Battista Cima, nato a Conegliano presumibilmente (dall'estimo
coneglianese) nel 1459 o 1460 e ivi probabilmente deceduto tra il
1517 ed il 1518. "Cima da Conegliano. Il poeta del
paesaggio" è il titolo della mostra, la prima che la città
dedica al suo artista, che gode del patrocinio di Comune, Provincia
e Regione ed è curata da Giovanni Carlo Federico Villa il quale
sarà coadiuvato da un comitato scientifico composto dai maggiori
studiosi italiani e stranieri del Cima da Conegliano quali Peter
Humfrey, David Alan Brown, Mauro Lucco e Matteo Ceriana.
«Negli anni Novanta del Quattrocento è Cima, accanto a Giovanni
Bellini, il grande inventore dei cieli e del paesaggio italiano -
racconta Giovanni C. F. Villa, curatore della mostra - Reso con una
poesia capace di valicare i secoli ed essere ancora attualissima,
in valli e rocche definite dall'intensità di albe e tramonti che
saldano uomini e natura in indissolubile unità. Da qui nasceranno
Giorgione, Tiziano e la fondamentale stagione del Cinquecento
veneto».
La mostra, accanto alla preponderante produzione incentrata sulle
rappresentazioni sacre, testimoniata da una scelta ristretta ai
principali prototipi della devozionale "Madonna con il Bambino" e
da alcune tra le più importanti pale d'altare tra cui spicca la
Madonna in trono con il Bambino tra i Santi Giacomo e Girolamo
della Pinacoteca civica di Palazzo Chiericati di Vicenza, porrà
l'accento anche sull'importante produzione mitologica, in alcuni
casi orientata alla creazione di cassoni nuziali; mentre una
specifica sezione sarà dedicata alla grafica, esponendo la decina
di fogli attribuita nel tempo al Cima.
«Artista tecnicamente sopraffino - afferma Villa - quello che
caratterizza il suo profilo artistico è il rapporto con il
paesaggio».
Tra gli eventi collaterali alla mostra si terrà un grande convegno
internazionale sul restauro delle opere del Cima al quale
parteciperanno i più grandi patroni della conservazione
mondiale.
Notizie dell'Artista
Del pittore molti aspetti sono ancora avvolti in un cono
d'ombra, e solo la possibilità di porre a confronto le sue opere
può consentire di risolverli, soprattutto alla luce della scarsità
di documenti emersi nel corso dei secoli. Se la sua data di nascita
(1459 o 1460) è desumibile dall'estimo coneglianese del 1473, ove
lo si identifica in un Joannes Cimator, immaginandolo dunque circa
quattordicenne, età in cui si cominciava, secondo la normativa
veneta, a pagare le tasse in proprio, le prime testimonianze
artistiche sono quelle che narrano di un Magister Zambatista pictor
pagato nel 1486 per un gonfalone della Scuola dei Calegheri di
Conegliano, oltre all'orgogliosa firma e data Joanes Baptista de
Conegliano fecit 1489 adì primo marzo, apposta sulla pala per la
chiesa di San Bartolomeo a Vicenza. Proprio questa grande tela
aprirà la mostra, andando a sottolineare immediatamente il problema
della formazione di Cima.
L'assenza di fonti, infatti, non chiarisce questa questione prima
del 1489, anno in cui si trasferisce da Conegliano a Venezia, dove
apre una bottega autonoma. Nella città lagunare sarà pagato per
varie pale d'altare nel 1494, nel 1499, nel 1504 e nel 1510.
Tra il 1500 e il 1515, alternerà il soggiorno veneziano a frequenti
viaggi in Emilia, tra Parma, Bologna e Carpi, dove riceverà
numerose commissioni per altari. Documentato per l'ultima volta a
Conegliano nel 1516, quando effettua la dichiarazione delle tasse,
muore tra il 2 ottobre 1517 e il novembre 1518, come desumibile
dagli ultimi due certificati conosciuti.
La penuria di documentazione archivistica è in parte risarcita
dalla grandezza assoluta di un artista che fin dagli esordi riuscì
magistralmente, in uno stile di raffinato classicismo, a combinare
la lezione pittorica di Giovanni Bellini con quella scultorea dei
Lombardo, declinando poi la lezione di Antonello da Messina
giuntagli per il tramite di Alvise Vivarini. Già Vasari,
nell'edizione delle Vite del 1550, ne esaltava le doti,
sottolineando come "Fece anco molte opere in Venezia, quasi nei
medesimi tempi, Gio. Batista da Conigliano, discepolo di Gio.
Bellino [...] e se costui non fosse morto giovane, si può credere
che avrebbe paragonato il suo maestro".
"E negli anni Novanta del Quattrocento è Cima, accanto a
Giovanni Bellini, il grande inventore dei cieli e del paesaggio
italiano. Reso con una poesia capace di valicare i secoli ed essere
ancora attualissima, in valli e rocche definite dall'intensità di
albe e tramonti che saldano uomini e natura in indissolubile unità.
Da qui nasceranno Giorgione, Tiziano e la fondamentale stagione del
Cinquecento veneto" racconta Giovanni C.F. Villa.
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