Albergo a Treviso, costruzione 17° secolo, villa di lusso

Mostra a Castelfranco Veneto
12.09.2014

Mostra a Castelfranco Veneto.
Mostra Paolo Veronese

Dopo Giorgione Castelfranco celebra Paolo Veronese

12 SETTEMBRE 2014  -11 GENNAIO 2015

MUSEO CASA DEL GIORGIONE
piazza S. Liberale
Castelfranco veneto
Tel 0423 735626

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Un filo - "Veronese nelle terre di Giorgione" - che verrà rievocato e in parte riannodato, in un anno di riflettori puntati sull'arte del Veronese, nella piccola ma preziosa mostra "Villa Soranzo, una storia dimenticata", proposta a Castelfranco Veneto (TV) al Museo Casa Giorgione dal 12 settembre 2014 all'11 gennaio 2015, insieme a un itinerario assolutamente in tema dedicato al "Trionfo della decorazione in Villa", che condurrà a Villa Maser, Villa Emo e Villa Corner Chiminelli.

Dopo Giorgione tocca ora a Veronese. Castelfranco Veneto protagonista nel 2014 di un'esposizione dedicata al maestro rinascimentale, con una quarantina di tele in arrivo da tutto il mondo e gli affreschi conservati nella sagrestia del Duomo. Si punta a bissare il successo della mostra dedicata a Giorgione nel 2010, che portò a Castelfranco centinaia di migliaia di turisti. Paolo Caliari, detto Veronese per la sua città natale, viene alla luce nel 1528 e muore a Venezia nel 1588. E'uno dei maggiori pittori del rinascimento italiano. Operò in varie città del nord Italia, dalla natia Verona a Mantova approdando infine a Venezia. E lavorò anche a Castelfranco per conto della famiglia Soranza. A chiamarlo fu l'architetto Michele Sanmicheli, progettista e costruttore di Villa Soranza a Treville (successivamente distrutta). Veronese ne affrescò gli interni. Affreschi che poi vennero strappati, quando la villa fu distrutta, ed ora sono conservati nella sagrestia del duomo castellano. Questi faranno parte dellagrande mosrtra, che coinvolgerà il duomo e il Museo Casa Giorgione. Tutto parte da Verona, dove si terrà il più importante evento, dopo decenni, dedicato al Veronese. «L'artefice dell'operazione è Paola Marini, direttrice del Museo di Castelvecchio, a Verona», spiega Luca Baldin, del Museo Casa Giorgione, «si sono create delle opportunità per cui ci è stato proposto di creare un evento collaterale, che racconti il molto di Paolo Veronese che si può scoprire nei nostri territori, ovvero "Le Terre di Giorgione"».La mostra esordirà a primavera 2014 alla National Gallery di Londra. Poi da luglio passerà a Verona, per tre mesi. Contemporaneamente si terrà la mostra di Castelfranco Veneto e non solo al Museo Giorgione. «Abbiamo gliaffreschi di Paolo Veronese, da quasi due secoli custoditi nella sacrestia del Duomo, salvati a suo tempo dalla demolizione di Villa Soranza. Saranno restaurati ed esposti all'interno del museo. Tuttavia, l'artista affrescò anche la palladiana Villa di Maser (nella foto), mentre un suo allievo, lo Zelotti, operò a Villa Emodi Fanzolo. Della scuola del Veronese sono gli affreschi di Villa Chiminelli a Sant'Andrea oltre il Muson». Il progetto scientifico coinvolge le stesse figure che hanno permesso il grande successo dell'evento dedicato a Giorgione tre anni fa. Le opere, una quarantina, arriveranno da molti musei, nazionali ed esteri. «La mostra potrà avere respiro nazionale o internazionale, dipenderà dalle risorse economiche che si potranno coagulare nel frattempo attorno a questo progetto», spiega l'assessore alla cultura Giancarlo Saran, «a brevissimo andremo presso le sedi istituzionali, Regione in primis, e private, per presentare il progetto. Poi seguirà l'attivazione di tutta quella filiera virtuosa, ovvero del tessuto economico, così come di quello dell'associazionismo, che si è mobilitata per Giorgione. Senza particolare promozione è già giunta l'offerta da parte di un ente privato di farsi carico del restauro di uno degli affreschi posti entro la Sacrestia. Ci sarà anche una piacevole sorpresa per i visitatori, castellani in primis: la ricostruzione - un modello di notevoli dimensioni- di Villa Soranza, custodita a Vicenza, nel Museo Palladiano. Il punto forte di questa rassegna, tuttavia, è che, pur se è vero che buona parte delle opere saranno prestate, molte altre, tuttavia, provengomo dalle nostre splendide Terre del Giorgione. Quindi si potranno visitare sempre, vuoi al Duomo, come nelle ville dei dintorni».

VILLA SORANZO. UNA STORIA DIMENTICATA
Una preziosa e intrigante mostra riporta in luce le vicende della perduta Villa Soranzo e della sua impresa decorativa, svelando il filo rosso tra due grandi protagonisti del Cinquecento: Veronese e Giorgione.
Dalla mostra al territorio alla scoperta della decorazione in Villa: un itinerario tra pitture, architettura, ozi, paesaggio ed enogastronomia.

Un sottile ma intrigante fil rouge lega Giorgione e Paolo Veronese, due dei principali protagonisti del Rinascimento: un filo fatto di patrizi veneti amanti dell'arte - i Soranzo - di decorazioni pittoriche d'interni, di vita in villa, di temi profani e mitologici e - infine - di giovani, giovanissimi pittori, alla ribalta della scena artistica veneziana nella prima metà del Cinquecento.


Al centro dell'esposizione - promossa dal Comune di Castelfranco Veneto con il sostegno della Regione del Veneto, di Treviso Glocal e di numerose realtà locali - vi sono le vicende degli affreschi realizzati da Paolo Veronese, sul volgere degli anni Quaranta del Cinquecento, nella dimora progettata da Michele Sanmicheli e costruita, poco dopo il 1540, a Treville di Castelfranco Veneto per il patrizio veneziano Pietro Soranzo.

Tra le prime opere realizzate al di fuori della sua città d'origine, è questo sicuramente l'incarico più impegnativo e prestigioso affrontato dal maestro agli inizi della sua carriera: intervento in cui si afferma quel modello di lavoro in équipe (con Gian Battista Zelotti e Anselmo Canera) che caratterizzerà in seguito tutta l'attività di Paolo e della bottega e primo esempio di un dialogo tra architettura e pittura, all'interno della decorazione in villa, che raggiungerà il suo apice dieci anni più tardi nel lavoro svolto per Villa Barbaro a Maser.

Nel 1818, caduta la Serenissima, "la Soranza" venne distrutta e gli affreschi, staccati qualche anno prima dal conte Filippo Balbi e trasportati su tela - utilizzando una tecnica considerata ancora oggi esemplare -
saranno suddivisi in numerose parti, per lo più portati in Inghilterra e da lì dispersi in varie sedi pubbliche e private.

Una storia "dimenticata" che oggi viene riportata nuovamente all'attenzione del pubblico grazie a questo evento.
Pochissimi tra i non addetti ai lavori sanno infatti che alcuni degli affreschi veronesiani staccati - ad oggi il nucleo più consistente - sono conservati nella sagrestia del Duomo di Castelfranco: restaurati per la mostra saranno ora esposti al Museo Casa Giorgione e - per la prima volta - affiancati ad altre parti significative dell'impresa decorativa di Paolo, al modello tridimensionale della Villa, a documenti storici e d'archivio e al bellissimo ritratto - "firmato" dal Tintoretto - di Jacopo Soranzo, Procuratore della Repubblica di Venezia: il più illustre dei Soranzo, che in laguna chiamarono viceversa il giovane Giorgione a realizzare i perduti affreschi della facciata del loro Palazzo e che, secondo talune ricostruzioni, risulterebbero anche tra i proprietari della casa del pittore di Castelfranco.

Il fil rouge diventa esplicito. Una committenza sensibile, attenta agli artisti emergenti come si direbbe oggi, unisce i due straordinari interpreti del Cinquecento in pittura, che in questa occasione s'incontrano nell'abitazione castellana dell'autore della "Tempesta", proprio nel salone in cui si ammira il famoso "Fregio delle arti liberali e meccaniche" del Giorgione e in cui verranno collocati alcuni degli affreschi di Veronese che decoravano le sale e la loggia della "Soranza".

In particolare, accanto a due raffigurazioni delle Virtù - la "Temperanza" (o secondo una più recente interpretazione la Prudenza) e la bellissima "Giustizia" - e accanto agli unici 6 "putti su balaustra" rintracciabili, dei 12 che decoravano le pareti della loggia, sarà possibile ammirare anche lo splendido affresco di notevoli dimensioni raffigurante "Minerva tra la geometria e la Matematica", acquistato sul mercato nel 2003 dalla Regione del Veneto e conservato da allora a Palazzo Balbi a Venezia.

In uno spazio trapezoidale, delimitato da una cornice architettonica, compaiono tre figure femminili sedute, avvolte in ricche vesti: al centro la dea Minerva con elmo, corazza e spada, a destra l'immagine allegorica della Geometria che impugna un regolo, a sinistra la personificazione dell'Aritmetica che reca una tavola con numeri iscritti.

È la celebrazione delle Arti e delle Virtù presiedute dalla dea della Sapienza, a sottolineare il ruolo fondamentale riconosciuto allo studio e all'esercizio dell'intelletto nel fascinoso contesto della "Civiltà della Villa", fenomeno d'assoluto rilievo per tutta la storia della cultura veneta e rinascimentale e lo stesso che anima il fregio giorgionesco, con i suoi riferimenti ad astrologia, matematica, medicina, musica e pittura.
Di questo modo di sentire, di pensare e vivere, darà conto l'itinerario collegato alla mostra: tra un florilegio di pitture, stucchi e architetture; tra giardini e orti e tra artisti come Veronese (autore degli affreschi di Villa Maser), Zelotti (attivo a Villa Emo), Benedetto Caliari (a Villa Chiminelli) e Andrea Palladio, artefice delle dimore di Maser e Fanzolo. Nel paesaggio unico delle "Terre di Giorgione".

 

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